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Cosa possiamo imparare dormendo

Nel romanzo di Aldous Huxley del 1932 Brave New World (Il Mondo Nuovo), un ragazzo polacco, Reuben Rabinovitch, cade addormentato vicino a una radio. Quando si sveglia è in grado di recitare l’intera trasmissione. Tuttavia non ha idea di quello che significhi, perché è tutta in inglese.

Oggi non si contano gli articoli che affermano che possiamo imparare la musica, migliorare le abilità linguistiche o fare un ripasso per un esame universitario, il tutto mentre dormiamo. C’è un’intera industria che fa affari su quest’idea. Nastri con messaggi subliminali, resi popolari dal guru del self-help Tony Robbins, promettono di aiutarci a smettere di fumare, perdere peso, giocare meglio a golf e persino trovare l’amore – semplicemente chiudendo gli occhi.

Molti sorrideranno, ma è qualcosa di seducente pensare che lo “sleep learning” funzioni, visto come siamo ossessionati dalla mancanza di tempo (che in realtà è disorganizzazione e mancanza di disciplina). Cosa c’è di vero?

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Abbiamo costruito un wormhole?

LA VIA LATTEA È UN WORMHOLE?

Paolo Salucci è un astrofisico della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste ed esperto di materia oscura nell’universo. Ha pubblicato da poco sulla rivista Annals of Physics una ricerca che ipotizza che la nostra galassia potrebbe essere un gigantesco wormhole. Lo scienziato ha dichiarato in un’intervista:

Se mettiamo insieme la mappa della materia oscura nella Via Lattea col modello più attuale del Big Bang che spiega l’universo e ipotizziamo l’esistenza dei cunicoli spazio-temporali, allora quello che otteniamo è che nella nostra galassia potrebbe davvero esserci uno di questi cunicoli, e che potrebbe addirittura essere grande come la galassia stessa. E non finisce qui. In questo cunicolo si potrebbe anche viaggiarci dentro, perché, in base ai nostri calcoli, sarebbe navigabile. Proprio come quello che tutti abbiamo visto nel recente film “Interstellar”.

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Neil Harbisson: il cyborg che “sente” i colori

Neil Harbisson è un cyborg di 32 anni (il primo registrato: ha un passaporto dove viene descritto il dispositivo che ormai è parte di lui). Dall’età di 21 anni ha un’antenna impiantata chirurgicamente nel cranio. È affetto da acromatopsia, una cecità congenita che gli impedisce di percepire i colori. L’antenna intercetta le radiazioni luminose intorno a lui e le converte in suoni, permettendogli di “sentire” i colori.

Il rapporto degli uomini con la tecnologia è destinato a diventare sempre più intimo. In futuro – Harbisson pensa nei prossimi 10-15 – cyborg con parti umani e parti meccaniche saranno la norma.

Credo che succederà nei prossimi vent’anni che io sarò in grado di camminare per strada ed essere normale,

dice Harbisson a proposito della sua antenna,

Proprio perché sarà normale vedere qualcun altro con una nuova parte del corpo.

Harbisson parla di Internet come di un “senso corporeo”. Nello stesso modo in cui assaggiamo il cibo e sentiamo la consistenza degli oggetti per interagire con il mondo, crede che gli esseri umani useranno Internet per comprendere il mondo attraverso le informazioni e i dati.

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L’orrore che (non) condividiamo

La foto di Aylan (che non pubblico), il bimbo siriano di tre anni annegato vicino alla spiaggia di Bodrum, in Turchia, ha fatto velocemente il giro del mondo.

La storia della sua famiglia (l’unico sopravvissuto è Abdullah Kurdi, che ha perso sua moglie e i due figli: Aylan, il bimbo fotografato, e Galip) potete leggerla qui. Poco dopo hanno cominciato a circolare anche delle foto di Aylan sorridente, quand’era ancora in vita, in compagnia del fratello maggiore Galip. L’accostamento di queste foto così diverse ha aumentato indubbiamente la drammaticità delle prime immagini.

Questa fotografia è diventata il simbolo della tragedia umanitaria del Mediterraneo, che, purtroppo, è un’emergenza quotidiana. È una foto terribile e che passerà alla storia.

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Capire “Interstellar” (con l’aiuto di Stanley Kubrick)

Si dice che Interstellar dovesse essere diretto da Steven Spielberg, ma alla fine è stato girato da Christopher Nolan, che lo ha scritto assieme a suo fratello. È ispirato alle teorie del fisico gravitazionale Kip Thorne.

CHRISTOPHER NOLAN E LA CALMA DI STANLEY KUBRICK

Nolan non nasconde di essersi ispirato al capolavoro di Stanley Kubrick, 2001: Odissea nello Spazio. Quando preparava il film ha dichiarato:

Quando si guarda alla fantascienza nei film, ci sono delle pietre miliari. Metropolis. Blade Runner. 2001. Ogni volta che si parla di lasciare il pianeta, 2001 è qualcosa di inevitabile. Ma c’è un solo 2001. Perciò non conviene avvicinarsi troppo a quel modello.

Il fatto che Nolan abbia messo le mani avanti e cercato di evitare 2001 è interessante. Le cose diventano più chiare, quando parla della differenza tra il suo lavoro e quello di Kubrick.

Dal punto di vista dello storytelling, da un punto di vista registico, c’è una cosa che ho associato a quello che [Kubrick] fa, e questa cosa è la calma. Ci sono una tale calma e fiducia innata nel potere di un’immagine, che mi provoca imbarazzo nei confronti del mio lavoro, a proposito di quante differenti riprese, quanti differenti effetti sonori, quante cose differenti devo proiettare sul pubblico per creare un’impressione. In Kubrick c’è una grande fiducia che una giusta singola immagine possa spiegare tranquillamente qualcosa al pubblico. Questo si traduce anche in una lentezza dell’editing. Non c’è niente di frenetico nel processo. È molto semplice.

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