Cosa ho pubblicato – Libri, racconti, ebook

In questa pagina trovate quello che ho pubblicato su carta e in formato digitale.


Nel non detto l'amore si consuma - Poesie di Paolo Musano

Questo ebook contiene la mia produzione poetica “giovanile”. È disponibile per il download gratuito sull’iBooks Store (qui lo trovate in PDF).


Social Singles by Collettivo Idra

“Social singles” è il primo romanzo collaborativo pubblicato con il Collettivo Idra. Tre coppie per tre storie d’amore nate sui social network. 


Tutto il resto è rasta by Collettivo Idra

Il secondo romanzo collaborativo pubblicato con il Collettivo Idra. Cinque amiche si riscoprono ragazze pronte a riscattare una vita all’insegna della routine. Matrimoni falliti e tradimenti: validi motivi per ricominciare. E un viaggio nuovo per tutte, in una Giamaica dai colori vibranti, a caccia di emozioni forti e follie d’amore.

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Slavoj Žižek e la pressione psicologica dell’isolamento

Il filosofo Slavoj Žižek, in un articolo pubblicato su Internazionale, confessa che gli piace l’idea di essere confinato nel suo appartamento con tutto il tempo a disposizione per leggere e lavorare. Ma ora, con la pandemia da coronavirus, è tutto diverso: prima l’isolamento era una scelta, adesso è un obbligo “senza possibilità di una negazione implicita”. Questo ha delle conseguenze psicologiche non indifferenti. Anche paradossali. Il suo amico Gabriel Tupinamba, uno psicoanalista lacaniano, racconta che le persone che già lavoravano da casa sono le più ansiose e le più esposte al rischio delle peggiori fantasie d’impotenza. Se non c’è stato un grande cambiamento nella nostra realtà quotidiana, aggiunge Žižek, il pericolo viene vissuto come una fantomatica fantasia senza precedenti e per questo ancora più potente.

Tuttavia Tupinamba dice: “È meno probabile che i medici in prima linea o le persone che lanciano iniziative di solidarietà vadano in paranoia.” Questo fa riflettere e dovrebbe incoraggiare qualcuno. Ma quelli di noi che non sono in grado d’impegnarsi in questo modo, dice Žižek, cosa possono fare per sopravvivere alla pressione psicologica che comporta vivere in un periodo di pandemia?

Il filosofo sloveno prova a dare una serie di consigli a tutti quelli che non riescono a sublimare quest’angoscia in attività utili.

Non è il momento di cercare una dimensione spirituale, di affrontare il profondo abisso della nostra esistenza.

Cerca di identificarti con il tuo sintomo, senza vergogna, il che, per semplificare, significa adottare tutti i piccoli rituali, le formule e i tic che stabilizzano la tua vita quotidiana. Tutto quello che potrebbe funzionare per evitare un crollo psicologico è consentito, perfino alcune forme di rifiuto.

Non fare progetti a lungo termine, pensa a oggi, a quello che farai fino all’ora di andare a letto.

Se funziona, fai come nel film “La vita è bella”: fingi che il confinamento sia solo un gioco a cui tu e la tua famiglia state partecipando con la prospettiva di vincere un premio.

A proposito di film (se hai tempo per vederli), arrenditi a tutti i tuoi piaceri proibiti: distopie catastrofiche, sitcom con le risate incorporate, podcast di YouTube sulle grandi battaglie del passato.

Anche se questo atteggiamento non risolve tutto, la cosa principale è strutturare la vita quotidiana in modo regolare.

Chi è Paolo Musano

L'avatar di Paolo Musano

Mi chiamo Paolo Musano e sono un social media manager e copywriter freelance.

Sono un migrante digitale (ho creato il mio primo blog quando c’erano i modem 56k) che coniuga la passione per la tecnologia con quella dei libri.

Ho abitato a Gioia del Colle (per qualche giorno), a Potenza (da fanciullo), a Matera (da adolescente), a Padova (quando ho cominciato l’università, mi sono iscritto a Psicologia e ho iniziato ad appassionarmi agli scacchi, dopo una ricerca sulla memoria degli scacchisti), a Urbino (dove ho proseguito i miei studi e ho conseguito due lauree – Psicologia e Informazione, Media, Pubblicità – e un master – Counseling and Coaching Skills), a Siena (dove ho creato una SRL con un amico ingegnere informatico che sviluppava siti aziendali e ho fatto per qualche anno il SEO – Esperto in Ottimizzazione per i Motori di Ricerca – e l’imprenditore digitale) e a Firenze. Dal 2019 vivo a Vercelli.

La città che ho abitato ciclicamente e che mi ha lasciato l’imprinting più grande è stata Urbino. All’interno delle sue mura la vita sembra scorrere più intensa e veloce, come se quel piccolo paese rinascimentale fosse allegramente e inconsapevolmente sull’orizzonte degli eventi di un buco nero. Qui ho avuto le mie prime esperienze letterarie (scrivendo e pubblicando due romanzi con il Collettivo Idra) e nel 2016 sono entrato nel social media team del Festival del giornalismo culturale, diretto da Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini.

Ho lavorato nell’area comunicazione di diversi festival culturali. Sono stato parte attiva anche di progetti editoriali e giornalistici. Nel 2014 ho partecipato ai corsi della Data Driven Journalism School, un laboratorio pionieristico sul giornalismo e lo storytelling basati sui dati, creato da Gianni Riotta e Linda Bernstein. Nel 2016 ho partecipato alla fondazione e alla progettazione della Scuola Open Source di Bari. Lo stesso anno, nell’ambito del progetto Museomix, un hackaton culturale di 3 giorni, ho remixato il Museo Tolomeo di Bologna, creando un prototipo di fruizione dello stesso basato sull’esperienza tattile e uditiva. Nel 2017 sono stato scelto, attraverso un bando, come Senior Linker per il progetto Build-Up della Fondazione Matera 2019, un percorso europeo di capacity building riservato agli operatori socio-culturali del Sud Italia. Nel 2020, appena iniziato il primo lockdown per la pandemia di coronavirus, sono diventato un digital tailor di Guilds42, un progetto di digital transformation che si ispira alle gilde rinascimentali fiorentine.

Aiuto privati e aziende a gestire e a sfruttare al massimo la loro presenza online, con gli strumenti giusti, all’interno degli ambienti digitali. Tra le cose che posso fare per voi: consulenza digitale, gestione social media, copywriting, grafica per social media, kit per Instagram (pacchetti di fotografie ottimizzati per i social media). Potete scrivermi qui: paolomusano@gmail.com. Gli altri contatti li trovate cliccando sulla foto qui sotto.

Che ne pensi di Paolo Musano?

Come parlare con me

Sono qui anche per costruire relazioni. E le relazioni sono fatte di conversazioni. Ecco come potete comunicare con me.

Telegrammi (fino a 280 battute):

Seguitemi su Twitter qui: @paolomusano. Chiedetemi qualcosa citandomi con la @ ed io risponderò.

Una chiacchierata al bar, magari parlando di libri:

Potete seguirmi e aggiungermi su Facebook. Se siete bibliofili, troverete pane per i vostri denti. Ho una pagina per nerd letterari: Il Sogno dello Psicopompo.

Quello che posso fare per voi:

Se volete dare un’occhiata a quello che ho fatto e che posso fare, mi trovate in giacca e cravatta su Linkedin.

Mindware, cioè software per la mente:

Sono un bibliofilo, sono stato molto condizionato da Umberto Ecoquello che leggo dice molto di me. Le mie recensioni di libri le trovate anche su Medium, nelle mie stories di Instagram e su Goodreads.

Dove si nascondono i tramonti:

Avete indovinato. Proprio lì (e anche qui e qui). Quello su cui indugia il mio sguardo è solo l’inizio. Il resto lo immagino.

Ancora meglio di Whatsapp:

Se vi unite al mio canale Telegram, vi aggiornerò sullo smartphone di tutto quello che scrivo, quello che mi interessa e ci metterò pure tanti link (non tutti insieme) su: libri e bibliofilia, tecnologia, serie TV, fantascienza, intelligenza artificiale, innovazione digitale e roba nerd degna di Sheldon Cooper.

Sapete che c’è di nuovo?

Ci sono tante cose belle di cui scrivere. E di solito non manco mai a un appuntamento. Però, se volete essere sicuri di beccarci, iscrivetevi alla newsletter. Cercherò di metterci sempre una sorpresa.

La cara vecchia comunicazione asincrona:

Se volete scrivermi una mail, potete farlo qui: paolomusano@gmail.com. Non è detto che lo faccia subito, ma vi risponderò. Andate, però, dritti al punto.

Laggiù nell’offline:

Sono un materano wanderluster. Ho girato parecchio e abitato in tante città, soprattutto a Padova, Siena, Firenze e Urbino (un social network fatto non di bit ma di mattoni, per citare Lella Mazzoli). Ora vivo a Vercelli. Per una chiacchierata su Zoom, una consulenza o una dritta sulla migliore panissa, ci sono.

Qualcuno ha detto che l’originalità è un mito

Leggo su L’Espresso (nell’articolo di Alessandro Agostinelli, pubblicato sul n. 32 del 15 agosto 2013) che Matteo Bianchi avrebbe scoperto che il famoso doppio settenario di Giuseppe Ungaretti «si sta come d’autunno / sugli alberi le foglie» sarebbe “ispirato” ai versi del ferrarese Corrado Govoni: «La morte insieme / come d’autunno d’ogni albero le foglie». A sua volta Govoni si sarebbe rifatto a Dante che nel terzo canto dell’Inferno dice: «Come d’autunno, si levan le foglie / l’una appresso dell’altra, infin che il ramo / rende alla terra tutte le sue spoglie». Però anche Dante avrebbe preso qualcosa dal sesto libro de L’Eneide di Virgilio: «Non tante foglie ne l’estremo autunno / per le selve cader, non tanti augelli / si veggono d’alto mar calarsi a terra, / quanti eran questi».

Marco Arrigoni scrive sul Tascabile a proposito della poesia di Patrizia Valduga:

Le sue poesie sono ruberie e citazioni, piene di richiami voluti o capitati: Valduga cita Pascoli quando nel 1897 dice “la poesia non è se non ricordo”. “Corrispondenze, coincidenze, echi, prestiti, rinvii, calchi” danno sfogo a turpiloqui, colloquialismi, tecnicismi, dantismi, petrarchismi. Ma anche a un fraseggio latino, barocco, manieristico, crepuscolare, mistico e religioso, “fino ai casi estremi del Carteggio, un falso cinquecentesco in piena regola, o di La tentazione, la cui natura di plagio e centone è dichiarata dalla stessa autrice con discutibile ma significativo eccesso di zelo” (Andrea Afribo). Luigi Baldacci scrive della tecnica compositiva di Valduga come di un utilizzo di “un materiale di riporto”, plasmato con un lavoro “di forbicine e di colla” che torna indietro per “lavorare sui rottami”.

La stessa Valduga dichiara:

Non so quanto ho «meditato» i versi degli altri, ma so che rubando ho «obbedito» molto spesso a un’«ispirazione» profonda, e che anche i furti in apparenza più «estranei» sono stati – oggi ne sono sicura – messaggeri, araldi, «άγγελοι» di me a me stessa (e questo è D’Annunzio).

Gli italianisti parlano di riflessi fonici, cioè di tracce di versi letti che tornano nella scrittura di un poeta. Da anni mi ero accorto che in letteratura, e soprattutto in poesia, le criptocitazioni, cioè i riferimenti non consapevoli ad altre opere letterarie, sono abbastanza frequenti. Il che mi ha portato a credere che quello dell’originalità (e anche dell’ispirazione) sia un’illustre favola, un mito romantico che dovrebbe essere smontato una volta per tutte.

Chiunque scriva da un po’ dovrebbe essere consapevole che è assolutamente impossibile non essere condizionati. Anche se ci imponessimo di non leggere nulla (eppure a un aspirante poeta e scrittore si consiglia proprio di leggere il più possibile), il linguaggio stesso, nel quale siamo immersi dalla nascita, ci inserisce in una tradizione e fa in modo che noi prendiamo qualcosa da qualcuno che è venuto prima di noi, anche se probabilmente non lo conosceremo mai. Credo che sia stato Pier Vittorio Tondelli a dire che uno scrittore, nel momento in cui comincia a scrivere, costruisce la sua tradizione. In ogni caso, dovremmo smettere di preoccuparci dell’originalità, soprattutto con gli sviluppi che stanno avendo la tecnologia digitale e il web. Il genio di Marcel Duchamp aveva capito tutto quando, con il ready-made, dimostrò che il senso di un’opera non deriva dalla sua originalità o dal modo in cui è costruita, ma dal contesto in cui è inserita e dai suoi rapporti potenziali. Oggi diremmo: dalle proprietà emergenti dai suoi link. Incredibilmente moderno. Anche se di sicuro non originale.