Leggiamo nel modo sbagliato?

La lettura è una medicina. Non solo per l’anima. Anche per il nostro cervello e il nostro corpo. È dimostrato scientificamente che leggere:

Non lo scopriamo certo adesso. Lo sapevano anche gli antichi. La prima biblioteca conosciuta, nell’antico Egitto, ha un’iscrizione che recita: 

“Casa della guarigione per l’anima”.

Gli antichi, però, leggevano in modo diverso da come facciamo noi oggi. Cioè fino al X secolo circa, leggere era sinonimo di leggere ad alta voce.

La lettura silenziosa, quindi, era considerata una vera e propria stranezza. E così è stato per molto tempo. Walter Benjamin direbbe che anche la lettura ha perso la sua “aura”. E una parte del suo romanticismo.

Infatti prima che la radio, la TV, gli smartphone e lo streaming entrassero nei salotti, un tempo le coppie affrontavano le ore serali leggendo ad alta voce.

Quello che si è scoperto di recente è che molti dei benefici della lettura richiedono che questa sia fatta ad alta voce, sempre, con tutti quelli che conosciamo.

La lettura ad alta voce è un processo cognitivo particolare, più complesso della semplice lettura silenziosa, del parlare o dell’ascoltare. Noah Forrin, che ha condotto ricerche sulla memoria e sulla lettura presso l’Università di Waterloo, in Canada, ha detto che coinvolge diverse aree: il controllo motorio, l’udito e l’autoreferenzialità, tutte operazioni che attivano l’ippocampo, una regione del cervello associata alla memoria episodica. Rispetto alla lettura silenziosa, l’ippocampo è più attivo durante la lettura ad alta voce, il che potrebbe spiegare perché quest’ultima è uno strumento di memoria così efficace. 

Quindi, anche se un audiolibro narrato da Meryl Streep potrebbe piacervi, lo ricordereste meglio se ne leggeste alcune parti ad alta voce, soprattutto se lo faceste a piccoli pezzi, solo un breve passaggio alla volta, dice Forrin. 

Ci sono dei generi, come la poesia e la narrativa, che sarebbe uno spreco non leggere ad alta voce. Un romanzo letto ad alta voce ci dà accesso a accesso a sfaccettature dell’esperienza umana altrimenti irraggiungibili, aiutandoci a elaborare le nostre emozioni e i nostri ricordi, sostiene Philip Davis, professore emerito di letteratura e psicologia all’Università di Liverpool. La poesia, invece, può indurre picchi emotivi e aiutarci a identificare ed elaborare un’emozione dentro di noi.

Secondo Davis, una poesia o una storia letta ad alta voce è particolarmente coinvolgente, perché diventa una presenza viva nella stanza, con una qualità più diretta e penetrante, simile alla musica dal vivo. 

Come se non bastasse, è stato dimostrato che anche le persone affette da dolore cronico posso trarre sollievo partecipando a gruppi di lettura ad alta voce.

Leggere ad alta voce, quindi, anche quando siamo soli e non c’è qualcuno ad ascoltarci, è una pratica che dovremmo recuperare e rivalutare: ricorderemo di più, capiremo meglio il contenuto del libro e allargheremo il nostro orizzonte emotivo.

(Ultima modifica: 7 Maggio 2024)