Abbiamo costruito un wormhole?

LA VIA LATTEA È UN WORMHOLE?

Paolo Salucci è un astrofisico della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste ed esperto di materia oscura nell’universo. Ha pubblicato da poco sulla rivista Annals of Physics una ricerca che ipotizza che la nostra galassia potrebbe essere un gigantesco wormhole. Lo scienziato ha dichiarato in un’intervista:

Se mettiamo insieme la mappa della materia oscura nella Via Lattea col modello più attuale del Big Bang che spiega l’universo e ipotizziamo l’esistenza dei cunicoli spazio-temporali, allora quello che otteniamo è che nella nostra galassia potrebbe davvero esserci uno di questi cunicoli, e che potrebbe addirittura essere grande come la galassia stessa. E non finisce qui. In questo cunicolo si potrebbe anche viaggiarci dentro, perché, in base ai nostri calcoli, sarebbe navigabile. Proprio come quello che tutti abbiamo visto nel recente film “Interstellar”.

IL WORMHOLE REALIZZATO IN LABORATORIO

Un team di ricercatori spagnoli ha realizzato in laboratorio un wormhole che “può trasmettere un campo magnetico da un punto dello spazio ad un altro, attraverso un percorso che è magneticamente invisibile“.

Abbiamo costruito un wormhole in laboratorio

Lo schema del wormhole magnetico realizzato in laboratorio.

Jordi Prat-Camps, ricercatore dell’Universitat Autònoma de Barcelona, è co-autore dello studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature.

Da un punto di vista magnetico il dispositivo si comporta come un tunnel spaziale, come se il campo magnetico fosse trasferito attraverso una dimensione speciale, ha aggiunto lo scienziato.

In pratica si tratta di un “mantello dell’invisibilità” (proposto in uno studio del 2007 sulla rivista Physical Review Letters), un dispositivo che nasconde le onde elettromagnetiche alla vista dall’esterno, costruito con tre strati di superconduttori, materiali che possono trasportare alti livelli di corrente espellendo i campi magnetici al loro interno.

La ricerca potrebbe avere utili applicazioni pratiche in campo medico. Le macchine per la risonanza magnetica (MRI) usano un magnete gigante nel quale deve passare un tubo centrale con i pazienti sdraiati all’interno. Questo è l’unico modo per acquisire le immagini diagnostiche. Con la nuova tecnica si potrebbe trasferire il campo magnetico da un punto all’altro, allontanando i pazienti dai magneti, in ambienti aperti e non claustrofobici.

Collezionista di papiri accademici, sono un geek eclettico con una formazione umanistica e una grande passione per la tecnologia e l'IA. Coltivo la radice spirituale dell'essere digitale.
 
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