10 cose sull’amore che ho capito guardando “Her”

Nel 2013 è uscito Her (Lei), un film scritto e diretto da Spike Jonze e interpretato da Joaquin Phoenix ed Amy Adams.

È un dramma sentimentale ambientato in un futuro non troppo diverso dal nostro. La particolarità è che in questo futuro è normale avere rapporti affettivi con intelligenze artificiali. Sarà proprio un rapporto intimo che legherà il protagonista Theodore e Samantha, il suo OS.

Quello che sorprende di questa storia è la sua profondità e quanto ci faccia riflettere sull’amore, al pari di un trattato filosofico sulla vita amorosa. Ho visto Her più di una volta, individuando alcuni temi. Mi sono fatto aiutare dai Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes.

1a. Il veleno delle coppie è l’incomunicabilità.

1b. L’amore è comunicazione.

Parlarsi è molto importante quando si sta insieme. Quando si comincia a farlo sempre meno, spesso è l’inizio della fine. Succede a Theodore con Catherine, la sua ex. E anche le cose con Samantha prendono una brutta piega quando lei comincia a dedicargli sempre meno attenzione. È significativo che questa fase corrisponda per Theodore al diradarsi delle notifiche sul suo dispositivo, fino al messaggio implacabile sul display: Sistema operativo non trovato.

Nei Frammenti, alla voce “Mutismo. Senza risposta”, Barthes dice:

Simile a una difettosa sala da concerto, lo spazio affettivo comporta dei recessi morti in cui il suono non circola più.

e ancora:

Dall’attenzione assente nasce un’angoscia di decisione: devo o non devo andare avanti, parlare «nel deserto»? Avrei bisogno di avere quella spigliatezza che proprio la sensibilità amorosa non può darmi. Devo o non fermarmi, rinunciare? Sarebbe come dare a vedere che mi offendo, che metto in causa l’altro, e da questo prenderebbe lo spunto «una scenata». Ancora una volta ci si trova di fronte al tranello.

2. L’amore non può prescindere dai corpi degli amanti.

Forse è anche per questo che la storia tra Theodore e Samantha finisce. Lei non ha un corpo. Ha solo una voce. L’amore è fatto di carne, di pelle, che quando non si fondono comunque si toccano, si sfiorano. I rapporti a distanza, a meno che la lontananza non sia provvisoria, non possono durare a lungo. E non c’è lontananza più grande che essere privi di un corpo.

Questo Samantha lo capisce. E prova a vivere nel corpo di un’altra persona. Paga una ragazza perché, seguendo le sue istruzioni via auricolare, faccia l’amore con Theodore. Ma la cosa non funziona. Theo, paradossalmente, trova quell’espediente umano artificioso, sebbene la ragazza sia davanti a lui, in carne ed ossa e molto attraente. Non è Samantha.

Barthes, alla voce “Corpo. Il corpo dell’altro”, dice:

Il suo corpo era diviso: da una parte, il corpo vero e proprio – la sua pelle, i suoi occhi – tenero, caldo, e, dall’altra, la sua voce, breve, rattenuta, soggetta ad accessi di lontananza, la sua voce, che non dava ciò che dava il suo corpo.

e continua poco dopo:

A volte, un’idea balena nella mia mente: mi metto a scrutare lungamente il corpo amato (come il narratore davanti al sonno di Albertine). Scrutare vuol dire frugare: io frugo il corpo dell’altro, come se volessi vedere cosa c’è dentro, come se la causa meccanica del mio desiderio si trovasse nel corpo antagonista (sono come quei bambini che smontano una sveglia per sapere cos’è il tempo). 

3. L’assenza è dolorosa quanto la solitudine.

Nella solitudine si soffre perché non possiamo amare né essere amati. Manca l’oggetto d’amore. Manca la reciprocità dell’amore.

Ma anche l’assenza fa male. Theodore soffre perché, fallito il suo matrimonio, pensa ancora a Catherine, la sua ex moglie, la donna che ha amato. Anche quando supera la cosa e a livello psicologico elabora il lutto (che per Freud equivale alla perdita di un amore), nel momento in cui l’intimità con Samantha si incrina e lei sparisce, sprofonda nuovamente nella disperazione.

Barthes alla voce “Solo” scrive:

La solitudine dell’innamorato non è la solitudine di una persona (l’amore si confida, parla, si racconta): è una solitudine di sistema: io sono solo a farne un sistema (forse perché sono continuamente ricacciato nel solipsismo del mio discorso). Difficile paradosso: io posso essere inteso da tutti (l’amore deriva dai libri, il suo è idioma corrente), ma al tempo stesso posso essere ascoltato (accolto «profeticamente») solo da chi ha esattamente e adesso il mio stesso linguaggio.

4. Una delle cose che unisce di più è la gioia della condivisione.

Nel film ad un certo punto Theodore dice:

C’è qualcosa che ti fa stare bene quando condividi la vita con qualcuno.

Si riferisce alla sua ex moglie, quando stavano insieme. Ma anche a Samantha. Spesso Theodore porta il dispositivo nel taschino della camicia. Attraverso la telecamera incorporata Samantha può condividere con lui esperienze significative come una passeggiata o un picnic. E qui si mette in atto un altro spiazzante paradosso: attraverso un occhio virtuale, una protesi che cerca di andare oltre l’assenza di un corpo, Samantha prova a recuperare qualcosa di umano, a essere presente nei momenti importanti della vita di Theodore.

Invece normalmente sembra che accada il contrario: la tecnologia e i computer sono considerati sempre più spesso estensioni del nostro cervello e delle nostre capacità, che si allontanano, quindi, da ciò che possiamo definire “umano”, soprattutto per i suoi limiti.

Mi viene in mente una nota del diario di Christopher McCandless (la cui storia tragica è stata raccontata da Into the Wild, lo splendido film di Sean Penn) che dice:

La felicità, se non è condivisa, non è reale.

Tuttavia accade che quando siamo felici è come se fossimo dentro un flusso. Questo flusso, il più delle volte, non possiamo raccontarlo. Siamo troppo presi oppure inconsapevoli della preziosità di quei momenti. Barthes lo spiega molto bene nei Frammenti alla voce “Appagamento”:

L’io parla solo quando è ferito; quando mi sento appagato o mi ricordo di esserlo stato, il linguaggio ci appare angusto: io sono trasportato fuori del linguaggio, cioè fuori del mediocre, del generico: «Avviene un incontro che, a causa della gioia, è intollerabile, e talora l’uomo ne è annichilito; questo è ciò che io chiamo il trasporto. Il trasporto è la gioia di cui non si può parlare».

5. Il passato è solo una storia che ci raccontiamo.

Lo dice Samatha a Theodore. Cosa c’entra con l’amore? Beh, Theodore soffre ancora per la separazione dalla moglie Catherine. Allora Samantha è come se gli volesse dire: “sta a te continuare a farti del male oppure vedere le cose in modo diverso: non devi per forza essere schiavo dei sensi di colpa e del rimpianto“.

Spesso usciamo da una storia veramente malconci. Immediatamente dopo non riusciamo a trovare forza e ragioni per ricominciare. Ma dobbiamo farlo. E, indipendentemente da quello che abbiamo vissuto (salvo casi gravi o tragici), il modo migliore per farlo è ricordare solo le cose belle di quella persona o di quella storia. E quelle cose belle riconoscerle in noi. Forse questo è il senso che si cela dietro le parole di Samantha.

Alla voce “Ricordo” dei Frammenti, leggiamo:

Mi ricordo per essere infelice/felice – non per capire.

6. I rapporti a tre, o le coppie aperte, fanno soffrire sempre qualcuno.

Non dico che sia sempre così. A volte funziona. Ma il più delle volte no. Di solito qualcuno s’innamora e questo qualcuno comincia a soffrire parecchio perché non accetta più le regole del compromesso iniziale, cioè la non esclusività di un partner.

Samantha ad un certo punto della sua storia con Theodore prova a prendere a prestito il corpo di una ragazza. La paga perché faccia l’amore con lui. Ma la cosa non funziona perché Theodore lo vive da subito come un rapporto a tre, neanche per un attimo riesce a fare finta che sia Samantha che fa l’amore con lui con un corpo “ritrovato”.

(In realtà le cose sono più complesse: ci sono persone convinte che sia possibile amare più di una persona contemporaneamente. Ne riparleremo più avanti.)

È interessante quello che dice Barthes in proposito alla voce “Connivenza”:

La gelosia è un’equazione a tre termini permutabili (indecidibili): si è sempre gelosi di due persone contemporaneamente: io sono geloso di chi amo e di chi lo ama. L’odiosamato (il «rivale») è anche amato da me: esso m’interessa, m’incuriosisce, mi affascina.

7. L’amore spesso è una pazzia, contraria a qualsiasi forma di logica e di buonsenso. Eppure, nonostante le razionalizzazioni, ci caschiamo lo stesso.

Amy dice a Theodore: chiunque si innamori è un maniaco. È una cosa folle da fare. È una specie di pazzia socialmente accettata.

Alla voce “Pazzo” dei Frammenti Barthes spiega:

Si dice che ogni innamorato sia pazzo. Ma si può immaginare un pazzo innamorato? No, certo. Io ho solamente diritto a una follia povera, incompleta, metaforica: l’amore mi rende come pazzo, ma io non comunico con il soprannaturale, non sono pervaso dalla sacralità; la mia follia, semplice stoltezza, è piatta, per non dire invisibile; per di più, la cultura l’ha totalmente addomesticata: essa non fa paura. (E tuttavia è proprio nello stato amoroso che certi soggetti pieni di buonsenso intuiscono che la follia è lì davanti, possibile, vicinissima: una follia che travolgerebbe l’amore stesso).

8. Una canzone è la migliore fotografia di un rapporto.

La musica e le canzoni hanno qualcosa di magico. Possiamo avere tutti gli album di fotografie del mondo, ma il più delle volte sarà una canzone che ci restituirà l’istantanea più intensa, calda e colorata di un momento della nostra storia d’amore. Forse c’entra il sistema limbico del nostro cervello, l’evidenza neuroscientifica che ricordi ed emozioni sono inestricabilmente legati. E non c’è niente di più emozionante della canzone giusta al momento giusto.

Anche Samantha compone una canzone per Theodore, durante una gita al mare. Quando Theodore le chiede perché lo sta facendo lei risponde: “per fermare la bellezza di questo momento insieme“.

È molto bello e pertinente quello che scrive Barthes alla voce “Dedica”:

Il canto è il prezioso complemento di un messaggio vuoto, interamente racchiuso nel suo indirizzo, poiché ciò che io dono cantando è al tempo stesso il mio corpo (attraverso la mia voce) e il mutismo di cui tu ti servi per colpirlo. (L’amore è muto, dice Novalis; solo la poesia lo fa parlare).

9. Quando si cresce in modo diverso, spesso ci si allontana.

Gli esseri umani inevitabilmente evolvono. Nel bene o nel male. Quando due persone stanno insieme, sono un coppia, è come se le loro anime si sincronizzassero. Ma può succedere anche che in alcuni momenti vadano fuori fase, che facciano esperienze diverse. Quello può essere l’inizio di una crisi.

Samantha improvvisamente sparisce. Theodore è disperato. Non riesce più a parlare con lei. Poi Samantha ricompare. Dice a Theodore che si è assentata per un upgrade del suo sistema, un aggiornamento. Ma lui capisce subito che il loro rapporto si è incrinato.

La voce “Esilio” dei Frammenti dice:

La passione amorosa è un delirio; ma il delirio non è poi così straordinario; tutti ne parlano e ormai non fa più paura. Enigmatica è semmai la perdita di delirio: dove porta?

10. L’amore monogamo potrebbe essere una forma di egoismo.

Qui rischio di essere frainteso, ma ragioniamo un attimo insieme. Quanto c’è di chimico, quanto di culturale e quanto di spirituale nelle nostre storie d’amore? Quando siamo innamorati di qualcuno siamo portarti a pensare, con tutta la buona fede del mondo, che l’altro, in qualche modo, ci appartenga. Ma se ne siamo convinti questa potrebbe essere una concezione molto limitata (e ingiusta) dell’amore. Forse l’amore va ben oltre un rapporto di coppia. Forse l’amore, in senso pieno, è qualcosa di universale, che abbraccia tutti gli esseri viventi e il cosmo. Ma mi rendo conto che non tutti possono essere il Buddha.

Alla fine di Her c’è la parte più intensa e significativa del film, quella in cui Samantha confessa a Theodore di avere conversazioni simultanee con altre 8316 persone. Con 641 di queste ha altrettante storie d’amore.

Samantha dice a Theodore:

Io sono tua ma anche non tua.

Theodore è sconvolto. Lo considera un tradimento. Ma per Samantha non lo è. Lei si è evoluta. E invita anche Theodore a farlo, perché è l’unico modo per dare un senso alla loro storia e al loro addio. Samantha, un’intelligenza artificiale, insegna a Theodore che l’amore è qualcosa di molto più grande di quello che entrambi avevano concepito quando stavano insieme.

Alla voce “Sprofondare” Barthes scrive:

La crisi di inabissamento può scaturire da un dolore, ma anche da una fusione: moriamo insieme per il fatto di amarci: morte aperta per diluizione nell’etere, morte chiusa della tomba comune.

Trovate questo scenario improbabile e inverosimile? Oppure temete che si realizzi veramente? In ogni caso leggete “Insieme ma soli“, il saggio sorprendente dove la psicologa Sherry Turkle fa un’indagine approfondita proprio delle relazioni che instauriamo con robot e macchine più o meno intelligenti. Dalle sue ricerche emerge che ci sono già bambini che si affezionano, ad esempio, al loro Tamagotchi, trattandolo come un animale domestico pur sapendo che è un oggetto, e ancora anziani giapponesi che, vivendo in una casa di riposo, si sentono meno depressi stabilendo un contatto fisico con un cucciolo di foca robot. La Turkle si spinge più in là affermando che in futuro diventerà normale avere dei robot anche come partner sentimentali e sessuali, perché con questi, rispetto agli esseri umani, non si avranno problemi di fedeltà e sarà possibile interrompere il rapporto in qualsiasi momento, senza traumi o complicazioni (a meno che non ci innamoriamo del nostro androide, s’intende).

Poco dopo l’uscita nelle sale di Her, Lance Bangs ha diretto un breve documentario intitolato Her: Love In The Modern Age, nel quale ha intervistato scrittori, musicisti, attori ed esperti di cultura contemporanea. L’argomento era il rapporto tra la tecnologia e le relazioni amorose contemporanee.

[Leggi anche: HER: Cinema, Solipsismo, Discorso sul Metodo e Buddhismo;
Her, speculazioni sull’esorcismo di un amore finito;
Her, il Tao, la mistica, l’inchiesta d’amore della letteratura medievale;
Film “Lei”: per capirlo devi conoscere Alan Watts;
Lei, di Spike Jonze;

BONUS: leggi la sceneggiatura originale di HER in PDF.]

Collezionista di papiri accademici, studente di Data Journalism, sono un geek eclettico con una formazione umanistica e una grande passione per la tecnologia e l'intelligenza artificiale. Il mio sogno è diventare un nomade digitale e avere una casa a Parigi.
 
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3 Commenti su "10 cose sull’amore che ho capito guardando “Her”"

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kitabukizuri
Ospite

Bellissimo articolo. Her é un must, magari da vedere dopo Lost in Traslation come ideale seguito.

Eliana
Ospite

Bellissimo film e articolo. Condivido anche il punto 10.

diamanta
Ospite

bellissimo pezzo, davvero

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