Category Archives: Weird

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Il suono è il senso del gusto dimenticato

I compositori hanno scritto musica da accompagnare a feste e banchetti sin dall’antichità – infatti, a una cena particolarmente spettacolare del duca Filippo di Burgundy nel 1454, ventotto musicisti furono nascosti in un’immensa torta, cominciando a suonare nel momento in cui la crosta venne aperta.

Oggi, comunque, molti chef e ristoranti commettono degli errori nel considerare gli aspetti sonori del mangiare e del bere. È uno sbaglio, perché, il suono può influenzare la velocità con cui mangiamo, quanto ci aspettiamo di pagare per il nostro pasto, e anche il sapore che percepiamo.

Non ci credi? Qui ci sono tre semplici esperimenti sonori da provare comodamente a casa.

LA PATATINA SONORA

Questo esperimento, per il quale Charles Spence e lo psicologo Massimiliano Zampini vinsero il premio igNobel nel 2008, è avvenuto quasi per caso. Spense stava lavorando con una grande azienda per vedere se potevano usare la recente scoperta dell’illusione della “pelle di pergamena” per indurre il cervello dei clienti a credere che i loro vestiti fossero ancora più soffici dopo essere usciti da una lavatrice.

Funziona in questo modo: se tu smorzi il suono delle tue mani che si sfregano mentre lo stai facendo, il tuo cervello si convince che siano più lisce di quello che sono. Questo perché il tuo cervello combina le informazioni uditive con le sensazioni tattili e presume che poiché c’è meno rumore, c’è meno frizione, e quindi una pelle più morbida. Questa idea – che, se cambi un input in un dominio sensoriale, puoi influenzare la percezioni in un altro – è chiamata interazione sensoriale crossmodale, e si trova al centro della ricerca di Spense.

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Cos’è il pentaquark visto nel LHCb del CERN

L’LHC (Large Hadron Collider), il più grande dei sette acceleratori di particelle del CERN di Ginevra, tornato in attività a giugno, ha dimostrato l’esistenza del pentaquark, la particella composta da quattro quark e un antiquark.

Il risultato è stato raggiunto grazie all’enorme anello sotterraneo di Ginevra, lungo 27 chilometri, dove le particelle subatomiche vengono fatte scontrare a una velocità prossima a quella della luce (che equivale a 299.792,458 chilometri al secondo). Queste collisioni producono altre particelle che decadono in un tempo infinitesimo, ma riescono (a volte) a essere tracciate e misurate. Nel medesimo modo è stata dimostrata anche l’esistenza del bosone di Higgs (la particella di Dio), nel marzo del 2013.

Si tratta del primo risultato importante della collaborazione internazionale chiamata LHCb (Large Hadron Collider beauty) che ha lo scopo di misurare i parametri della violazione CP (che si riferisce alla simmetria tra particelle e antiparticelle) e decadimenti e fenomeni rari relativi agli adroni in cui è presente il quark beauty (quark b).

Questi agglomerati di quark si cercavano da circa cinquant’anni. Tomasz Skwarnicki, della Syracuse University negli Stati Uniti, che ha coordinato lo studio, definisce i pentaquark in questo modo:

Più precisamente gli stati devono essere formati da due quark up, un quark down, un quark charm e un anti-quark charm.

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Viviamo in un universo simulato?

Tutto quello che hai fatto o che farai potrebbe essere semplicemente il prodotto di un codice di programmazione altamente avanzato.

Ogni relazione, ogni sentimento, ogni memoria potrebbe essere stata generata da una banca dati di supercomputer.

Questa è la terrificante teoria proposta originariamente dal filosofo inglese Nick Bostrom.

L’ipotesi scioccante è alla base della trilogia di Matrix, diretta da Andrew e Lana Wachowski, nella quale si immagina un futuro distopico dove gli esseri umani sono controllati da una realtà simulata.

Nel suo saggio il professor Bostrom suggerisce che dietro la nostra prigionia digitale ci potrebbe essere una razza di discendenti ultra-evoluti.

Gli esseri futuristici – umani o di altra natura – potrebbero stare usando la realtà virtuale per simulare un tempo nel passato o ricostruire il modo di vivere dei loro remoti antenati.

Tutto questo suona folle? Beh, c’è qualcuno alla NASA che pensa che il professor Bostrom potrebbe aver ragione.

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La poesia è un algoritmo

La bellezza del codice e il codice della bellezza

Ci avevo riflettuto da tempo: così come per i matematici e i fisici la formula ideale è elegante, quindi ha un valore anche estetico, allo stesso modo i programmatori potrebbero vedere nelle stringhe di codice un forma rarefatta di bellezza. Infatti, qualche giorno fa, mi imbatto nell’articolo di Marta Serafini sul Corriere, che cita il saggio di Vikram ChandraGeek Sublime, The Beauty of Code, the Code of Beauty (Il supremo secchione, la bellezza del codice, il codice della bellezza).

Nell’introduzione di questo libro si nomina il manifesto del programmatore Paul Graham nel quale si legge che i coder (scrittori di codice informatico) si considerino artisti come i pittori e gli architetti.

Chandra mette in risalto la creatività del codice di programmazione e definisce i social media, le app e i software «filtri attraverso i quali manipoliamo la realtà e a nostra volta ne siamo manipolati».

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