Cosa possiamo imparare dormendo

Nel romanzo di Aldous Huxley del 1932 Brave New World (Il Mondo Nuovo), un ragazzo polacco, Reuben Rabinovitch, cade addormentato vicino a una radio. Quando si sveglia è in grado di recitare l’intera trasmissione. Tuttavia non ha idea di quello che significhi, perché è tutta in inglese.

Oggi non si contano gli articoli che affermano che possiamo imparare la musica, migliorare le abilità linguistiche o fare un ripasso per un esame universitario, il tutto mentre dormiamo. C’è un’intera industria che fa affari su quest’idea. Nastri con messaggi subliminali, resi popolari dal guru del self-help Tony Robbins, promettono di aiutarci a smettere di fumare, perdere peso, giocare meglio a golf e persino trovare l’amore – semplicemente chiudendo gli occhi.

Molti sorrideranno, ma è qualcosa di seducente pensare che lo “sleep learning” funzioni, visto come siamo ossessionati dalla mancanza di tempo (che in realtà è disorganizzazione e mancanza di disciplina). Cosa c’è di vero?

COSA DICE LA RICERCA SULLO “SLEEP LEARNING”

L’idea che possiamo imparare fatti e figure mentre ascoltiamo una registrazione in uno “stato ipnotico”, come il sonno, è stata ridimensionata da un semplice esperimento del 1950. I ricercatori Charles Simon e William Emmons hanno attaccato degli elettrodi agli scalpi dei partecipanti all’esperimento per osservarli entrare e uscire dalle varie fasi del sonno. Mentre dormivano, Simon e Emmons hanno riprodotto un nastro dove una persona elencava 96 fatti che riguardavano la storia, le scienze, lo sport e altri argomenti.  Ai soggetti vennero fatte delle domande dopo il risveglio, ma non ci fu alcuna prova del ricordo di informazioni relative a quello che avevano ascoltato. I ricercatori conclusero che lo sleep learning era “poco realistico e probabilmente impossibile”.

Una ricerca più recente è legata al concetto di condizionamento classico di Ivan Pavlov – l’idea che rispondiamo a nuove informazioni quando si accoppiano a uno stimolo che facilita una risposta innata. Nel 2010, Susan Diekelmann e i suoi colleghi in Germania hanno pubblicato uno studio nel quale i soggetti esaminano particolari configurazioni di oggetti su una griglia prima di addormentarsi in un laboratorio. Nella fase di osservazione, i soggetti erano esposti a un odore molto delicato nella stanza. Lo stesso odore era reintrodotto più tardi quando i soggetti erano in una fase del sonno chiamata “sonno delle onde lente“. I soggetti ricordavano l’84 % del posizionamento degli oggetti quando le loro memorie erano accoppiate con l’odore durante il sonno.

Uno studio americano del 2012 ha riferito che i partecipanti suonavano più correttamente una melodia in un videogame musicale (simile a Guitar Hero) se i suoni erano stati precedentemente fatti ascoltare ai soggetti durante una fase di sonno profondo, con onde lente, della durata di 90 minuti. Gli autori hanno suggerito che l’apprendimento è possibile che avvenga in maniera subconscia durante il sonno.

IMPARARE MENTRE DORMIAMO O IMPARARE PERCHÈ DORMIAMO?

Un’altra ricerca pubblicata lo scorso anno da alcuni ricercatori svizzeri suggerisce che il sonno migliora la nostra capacità di imparare le parole di una lingua straniera. Ai soggetti fu presentata una serie di coppie di parole olandesi-tedesche alle 10 di sera, poi ascoltarono una registrazione audio di queste coppie di parole fino alle 2 del mattino. A metà del gruppo di persone fu permesso di dormire durante l’esperimento. Quando verificarono i risultati, i ricercatori trovarono che quelli che avevano dormito ricordavano molte più parole di quelli che non lo avevano fatto.

Imparare una nuova lingua mentre dormiamo rende la storia del ragazzo polacco di Huxley quasi possibile. Ma ci sono soggetti che al momento imparano qualcosa ascoltando registrazioni mentre dormono? O, piuttosto, questi migliorano le loro memorie semplicemente perché dormono?

Il sonno profondo, caratterizzato dalle onde lente, è stato riconosciuto per qualche tempo come fondamentale per il consolidamento della memoria – la stabilizzazione dei ricordi dalla memoria a breve termine alla memoria a lungo termine. Durante il sonno con le onde lente, che tende a comparire durante la prima metà della notte, l’attivazione delle nostre cellule cerebrali è altamente sincronizzata. Quando tracciamo le fasi del sonno usando elettrodi attaccati allo scalpo, le onde lente del sonno appaiono come lunghe e piene di oscillazioni molto ampie.

Queste “onde lente” nascono nella neocorteccia e creano un circuito con l’ippocampo, la struttura cerebrale che codifica i nuovi ricordi. Gli scienziati credono che questa connessione permetta a informazioni apprese di recente di essere ripetutamente attivate durante ciascuna oscillazione. È stato dimostrato che pazienti che soffrono di insonnia, che hanno un sonno con le onde lente inferiore ai normali dormienti, hanno i segni di un consolidamento della memoria indebolito.

Quindi, almeno un pochino, possiamo imparare durante il sonno. Comunque, questo sembra essere limitato al fare associazioni subconsce, come accoppiare profumi e immagini. Una cosa non molto pratica nel mondo reale, che probabilmente non condurrà a un’archiviazione nella memoria a lungo termine.

Per un apprendimento più complesso, come le statistiche del calcio o il vocabolario di una lingua straniera, è più verosimile che il sonno aiuti a consolidare quello che abbiamo già imparato, piuttosto che processare attivamente nuovi segnali in entrata.

In conclusione, serve a poco cercare di “hackerare” il nostro sonno. I nostri cervelli hanno sviluppato un meccanismo abbastanza efficiente per aiutarci ad apprendere nuove informazioni. Meglio essere gentili con la nostra testa e concederci abbastanza sonno per sfruttarne i punti di forza.

(Fonte: Guardian)

 
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