Davvero volete essere scollegati?

Pregi e difetti del digiuno digitale

Puntualmente escono studi contrastanti sugli effetti che internet, i social media e Facebook hanno sul nostro cervello che dimostrano nulla e il contrario di nulla. E puntualmente saltano fuori giornalisti o esperti che si privano volontariamente di una connessione per un certo periodo per vedere quello che succede.

1. Paul Miller: il reale del virtuale e il virtuale del reale

Lo scrittore Paul Miller ha rinunciato a internet per un anno. Le conclusioni a cui arriva dopo questo esperimento, però, sembrano abbastanza banali: internet non ci può definire come persone. Lo può fare solo parzialmente. Citando Nathan Jurgenson dice che

c’è molta “realtà” nel virtuale, e molto “virtuale” nella nostra realtà.

Questo vuol dire che è inutile cercare il ‘vero’ Paul fuori dalla rete, perché il ‘vero’ Paul e il mondo ‘reale’ sono già inestricabilmente connessi a Internet.

2. Beppe Severgnini: il ping pong delle notifiche

Il giornalista Beppe Severgnini si concede sette giorni di digiuno digitale, lontano dalla Rete e dall’iPad. Dopo qualche giorno di astinenza dalle email, pensa a quanto la posta elettronica spesso condizioni l’umore di una giornata e poi aggiunge:

le nostre giornate sembrano partite di ping-pong, occorre ribattere colpi che arrivano da ogni parte (sotto forma di mail).

Passata la settimana, con qualche segno di nervosismo e un’apparente maggiore capacità di concentrazione, si rituffa felice in Twitter e comincia pazientemente a rispondere alle centinaia di email che si sono accumulate nella sua casella.

3. Luca Conti: il “real time” non è necessario

Lo spirito che sembra animare Luca Conti, invece, è diverso. Le due settimane di pausa da internet nascono dall’esigenza di spezzare la routine e generare serendipity. Per questo motivo il suo non è un distacco netto e drastico dal web, ma un consapevole utilizzo di piattaforme alternative a quelle solite come possono essere Prismatic e Zite. L’obiettivo è quello di verificare la nascita di nuovi schemi di pensiero e virtuosi percorsi di senso mai sperimentati prima. Dopo due settimane, Luca Conti fa un bilancio e propone una dieta di mantenimento per mantenere la giusta distanza dai social network:

La conclusione a cui sono giunto è che non ho bisogno di real time e nemmeno di stare immerso nel flusso in ogni momento. 

e poi aggiunge:

Stop alla frenesia di sapere cosa sta succedendo in qualsiasi momento o di dover essere sempre pronti a commentare o raccontare qualcosa. […] Il flusso fruito fuori dall’attimo perde le proprietà di freschezza e quindi diventa inutile, se non malsano.

Luca Conti si rende conto che un azzeramento totale delle proprie connessioni su internet sarebbe inutile oltre che ridicolo, perciò, ribadendo che rinuncerà alla frenesia dell’interazione live, in tempo reale, sui social network, si propone di coltivare la giusta distanza dal web e il giusto equilibrio nella sua fruizione per non trascurare preziose opportunità di vivere le persone e l’ambiente che abbiamo intorno ogni giorno, invece di essere ipnotizzati da uno schermo.

4. Fabio Chiusi: l’off-line aiuta a comprendere l’on-line

Fabio Chiusi ha resistito 23 giorni senza internet e conclude dicendo:

mi sembra di poter dire che da queste esperienze, pur limitate e anedottiche naturalmente, si possa ricavare l’idea che un periodo di disconnessione serva a comprendere meglio o vivere in maniera maggiormente consapevole la propria attività online.

Conclusioni: Internet è un ambiente da abitare

Insomma, quello che i più smaliziati sembrano aver capito è che internet è un luogo, o meglio un ambiente, frequentato sempre più spesso dalle persone. Non è produttivo interrogarsi se ci renda più stupidi o più dipendenti, quelle sono faccende inerenti il nostro equilibrio e la nostra consapevolezza, ugualmente fondamentali anche nella nostra vita off-line. La domanda che dovremmo porci invece è: cosa vogliamo fare con le persone alle quali siamo connessi online? (Domanda rivolta ovviamente soprattutto a quelli che non sono “collegati” per motivi professionali.) Sono i singoli utenti a scegliere se essere “rumore” oppure nodi di una Rete generatori di valore e serendipity.

 

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