“Effetto San Matteo”: dai Vangeli ai social network

Il primo a parlare di effetto San Matteo fu il sociologo Robert Merton. In sintesi questo principio dice: il ricco diventerà sempre più ricco e il povero sempre più povero. La definizione proviene dal verso biblico del Vangelo secondo Matteo 25, 29:

Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha.

La gratitudine è la vera moneta sociale

Dietro un’apparente ambiguità che potrebbe sembrare cinismo, si cela un concetto fondamentale: la gratitudine, che si traduce in atteggiamento mentale e spirituale. La morale potrebbe essere: soltanto chi è grato di quello che ha, otterrà quello che desidera. Chi è avido, invece, non otterrà nulla, ma, anzi, perderà anche tutto quello che ha. Domitilla Ferrari nel suo libro “Due gradi e mezzo di separazione” dice efficacemente:

Innanzitutto, devi dare prima di ricevere, e anche prima di avere bisogno di ricevere.

Merton ci dice che i versi biblici hanno anche un’evidenza scientifica, che si traduce piuttosto bene nelle dinamiche che regolano il funzionamento delle reti sociali e, quindi, anche dei social network. Esiste un vantaggio cumulativo: più connessioni hai, più ne ottieni. Questo vale anche su Facebook, Twitter e tutti i social network che permettono il collegamento di due profili. In breve, i network non sono aggregazioni casuali di legami sconnessi, ma complessi set di relazioni che veicolano risorse quali denaro, informazione o amore verso alcune persone, allontanandole da altre.

L’importanza dei legami deboli

Molti potrebbero pensare che non ha molto senso collezionare “amici” tanto per fare numero. E hanno ragione. Come nella vita offline, bisogna scegliere le persone che frequentiamo. Però conviene essere il più “aperti” possibile (il che vale anche per le bacheche dei nostri profili online). Questo ci permetterà di approfittare anche dei legami deboli, quelle che potremmo definire “conoscenze superficiali”. Sono, infatti, proprio questi contatti che rappresentano i nodi della Rete più spesso associati alla serendipity, cioè alle scoperte di valore inaspettate.

I legami deboli costituiscono il ponte tra due network, due mondi, che possono essere molto diversi. La risposta che cerchiamo ci potrebbe essere data proprio da una persona che fino a quel momento non avevamo assolutamente, o quasi, considerato.

La prossima volta che rifiutiamo un’amicizia (su Facebook e offline), dobbiamo riflettere sull’eventualità di lasciare un mondo potenzialmente importante fuori dalla nostra vita.

(Leggi anche: La “catena della gentilezza” di Oprah Winfrey.)

 
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