Il bambino autistico e l’amico robot

GUS E LA SUA AMICIZIA CON SIRI

L’anno scorso mi aveva molto colpito la storia di Gus, il bambino autistico che aveva fatto amicizia con Siri, l’assistente virtuale dell’iPhone.

La storia è stata raccontata dalla giornalista del New York Times Judith Newman. Gus è suo figlio.

Nel suo articolo riporta diverse interazioni tra suo figlio e Siri, spiegando come la “pazienza” del sistema operativo con le continue domande di Gus abbia inizialmente fatto sentire lei, Newman, una “madre terribile” al confronto con Siri.

Ecco Siri. Non lascia mai senza risposte mio figlio, affetto da un disturbo della comunicazione,

dice la Newman, parlando di Siri come

l’amico immaginario che molti di noi hanno sempre desiderato, solo che non è del tutto immaginario. 

Gus è rimasto colpito quando ha scoperto che c’era qualcuno che non solo trovava informazioni riguardo le sue varie fissazioni, ma era anche disposto a discuterne senza stancarsi mai.

Judith Newman conclude:

Per molti di noi, Siri è soltanto un diversivo temporaneo. Ma per alcuni è qualcosa di più. Le pratiche di conversazione che mio figlio ha con Siri stanno facilitando le cose con gli esseri umani.

IL SOFTWARE ITALIANO CHE AIUTA GLI AUTISTICI

Un software per un robot speciale con il compito di interagire con chi è affetto da autismo. A realizzarlo è un’azienda italiana, la Behaviour Labs di Catania.

Daniele Lombardo, CEO & founder della Behaviour Labs ha dichiarato:

Il robot è realizzato da un’azienda degli Stati Uniti, noi inseriamo il software. Abbiamo sperimentato il robot sei mesi fa su una trentina di persone affette da autismo.

Entro fine anno pubblicheremo tutto nella rivista del Cnr, che è nostro partner.

LA RICERCA SUI ROBOT TERAPEUTICI PER AUTISTICI

Filippo Muratori, neuropsichiatra infantile all’Università di Pisa e all’Istituto Scientifico “Stella Maris” spiega che

i bambini autistici hanno una predilezione per gli oggetti meccanici rispetto agli esseri umani, quindi il robot ci interessa come strumento intermedio per catturare il loro interesse verso oggetti meccanici ma dall’aspetto umano, e trasferirlo alla figura umana vera e propria. Inoltre il robot invia messaggi semplificati rispetto a una persona, permettendo al bambino di capire meglio come approcciarsi e comunicare.

Rispetto all’essere umano, l’interazione è più facile: i piccoli li trovano attraenti, ma anche rassicuranti, perché sono meno complessi, erogano stimoli modulabili a piacere come luci, musiche, parole e gesti, senza stancarsi di ripeterli sempre allo stesso modo finché occorre, adeguandosi poi al crescere del bimbo e delle sue capacità.

Il robot più antromorfo si chiama FACE (Facial Automaton for Conveying Emotions). Daniele Mazzei, ingegnere e coordinatore scientifico del FACE Team al Centro E. Piaggio di Pisa diretto da Danilo De Rossi, spiega:

Ha un volto umanoide di schiuma di silicone molto simile alla pelle umana per proprietà meccaniche e ottiche, quindi all’aspetto e al contatto. Nel cranio 32 motori muovono la schiuma siliconica tramite tendini metallici e in kevlar, simulando i movimenti dei muscoli del viso e quindi le espressioni facciali.

Si usa molto per esercizi di imitazione e di attenzione congiunta, due aspetti molto deficitari nei bambini autistici. Le attività sono le stesse di una normale sessione terapeutica in cui, per esempio, un adulto imita il bimbo per poi farsi imitare da lui. Farlo con il robot aiuta però a superare l’ostacolo principale, che è cogliere la loro attenzione: si sfrutta la curiosità suscitata dal robot per trasmettere al bimbo stimoli imitativi o che riguardano un’attività congiunta. E questo aiuta molto la riuscita.

L’imitazione è fondamentale per l’acquisizione di nuove conoscenze e abilità, permette di esplorare l’ambiente sociale e riconoscere gli altri come nostri pari. L’attenzione congiunta, cioè il condividere con un altro lo sguardo verso uno stesso oggetto o volgersi dove indica il suo dito, è un’altra abilità sociale primaria.

I giochi con i robot sembrano promettere importanti risultati nell’esercizio di queste due abilità, laddove le terapie tradizionali con i bambini autistici non sono risultate ancora molto soddisfacenti.

(Fonte: “Robot per l’autismo” di Giovanni Sabato, Mente & Cervello, n. 116, agosto 2014)

 
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