La solitudine e la serendipity (secondo Henry Miller)

Le nostre leggi e le nostre consuetudini si riferiscono alla vita associativa, alla nostra vita in comune, cioè al lato meno importante della nostra esistenza. La vita vera incomincia quando siamo soli, a faccia a faccia con il nostro io sconosciuto. Quel che avviene nella nostra vita di gruppo, non è che conseguenza dei nostri soliloqui intimi. I fatti cruciali e veramente cardinali che danno un’impronta alla nostra vita sono frutto del silenzio e della solitudine. Noi attribuiamo molta importanza agli incontri casuali, li consideriamo assai spesso vere svolte fondamentali della nostra esistenza, ma questi incontri non sarebbero mai accaduti se ad essi non ci fossimo preparati. Se possedessimo più consapevolezza, questi incontri fortuiti potrebbero produrre frutti anche maggiori. Soltanto in certi momenti imprevedibili noi siamo completamente intonati, completamente ricettivi e dunque nella disposizione migliore per accogliere i favori della fortuna. L’uomo che è perfettamente desto e sveglio sa che ogni “avvenimento” è imbottito di significato. Sa che non soltanto la sua vita ne sarà modificata, ma che probabilmente se ne faranno sentire le conseguenze su una scala universale.

(Henry Miller, “Il mondo del sesso”)

 
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