La tecnologia che ci aspetta (nel 2015 e oltre)

Sono tante le tecnologie che hanno cambiato e stanno cambiando la nostra vita. Molto probabilmente l’invenzione più importante per l’umanità, dopo la scrittura, è stata Internet. Proprio quest’ultima, grazie al digitale, è il driver principale del cambiamento in atto. Ecco le innovazioni più interessanti che ci aspettano nei prossimi anni.

PROFUMI DIGITALI

profumi digitali

Immaginate di vedere un selfie accompagnata dall’essenza di un profumo, la foto di una bistecca su Instagram accompagnata dall’odore della carne alla griglia o la foto di un’orchidea che profuma meravigliosamente. Nei prossimi anni la capacità di trasmettere digitalmente odori raggiungerà il pubblico di massa.

La digitalizzazione di messaggi, immagini e suoni appartiene ormai al secolo scorso. Nel 2014 scienziati di Regno Unito, Stati Uniti e Giappone hanno rivelato dispositivi che possono simulare elettronicamente odori, aprendo una strada maestra al sistema limbico del cervello, la parte responsabile per la memoria e la generazione di emozioni.

Il dispositivo già disponibile per la trasmissione di odori digitali è un accessorio per smartphone che si chiama Scentee, sviluppato in Giappone e disponibile lì e negli Stati Uniti. Scentee genera uno sbuffo all’aroma di caffè o pancetta per svegliarci la mattina (è già stato usato per la campagna promozionale “Svegliati e annusa la pancetta” dell’azienda Oscar Mayer, che produce carne).

Scentee usa cartucce con aromi a base di alcol che si trasformano in specifiche fragranze all’interno di un piccolo dispositivo di plastica che si attacca alla presa delle cuffie di uno smartphone. Il segnale è trasmesso digitalmente al trasduttore ultrasonico del dispositivo, che poi crea il profumo come uno sbuffo di vapore.

Mugaritz, uno dei ristoranti più premiati al mondo, ha accoppiato Scentee con la sua app mobile per evocare virtualmente l’aroma di alcuni dei suoi piatti firmati.

Alcuni scienziati di Harvard, inoltre, hanno sviluppato oPhone, un dispositivo a forma di pipa per ricevere messaggi profumati (chiamati oNotes) veicolati da un app per iPhone chiamata oSnap. L’app ti permette di scattare una foto e scegliere uno delle migliaia di aromi per taggarla prima di spedirla. In futuro potremmo utilizzare quest’app per spedire una cartolina da Marrakech con gli odori dei suoi mercati.

Altri ricercatori stanno studiando l’effetto degli odori sintetici, trasmessi via Internet, sulle emozioni. Le implicazioni per il marketing sono enormi. Il profumo digitale di acqua salata e brezza marina su un sito di viaggi aumenterà la probabilità di prenotare una vacanza al mare?

INTERNET DELLE COSE

Internet delle Cose

Internet delle cose è un neologismo che deriva dall’inglese Internet of Things (IoT) e si riferisce all’estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti. In generale è la possibilità di dotare gli oggetti di uso comune di una identità “digitale” e di connetterli tra di loro in rete.

I campi di applicabilità sono molti. I settori più interessati sono costituiti dalla domotica, in cui gli oggetti IoT si interfacciano con le tecnologie casalinghe, soprattutto gli elettrodomestici, e le smart cities. I dati prodotti da quest’ultime, grazie a sensori e centraline, potrebbero gestire, ad esempio, il funzionamento dei samafori in base al reale stato del traffico, l’illuminazione stradale in relazione al livello di luminosità e al tempo atmosferico, la raccolta dei rifiuti con cassonetti intelligenti che segnalano il livello di capienza per ottimizzare i flussi di smaltimento, ecc.

REALTÀ AUMENTATA

Realtà Aumentata

Secondo una ricerca recente più del 55 % delle organizzazioni artistiche e culturali stanno ottimizzando i loro contenuti per il mobile. La crescita dei possessori di smartphone implica che quasi due terzi degli utilizzatori di internet può attivare contenuti culturali al click di un bottone.

Già ora è possibile esaminare le fibre microscopiche di un dipinto mentre si sta viaggiando su un autobus. Con la diffusione del 4G e della copertura di hotspot Wi-Fi gratuiti nelle città sarà possibile l’attivazione di layer informatici che ci permetteranno di godere di opere artistiche digitali collegate al luogo dove stiamo portando a spasso il cane, ad esempio, un parco o di ricevere una chiamata telefonica dalla statua che ci passa affianco quando stiamo andando a un appuntamento.

Insieme a opere di realtà aumentata attivata da dispositivi mobili, vedremo altre opere costruite intorno ad attivatori ambientali come la pioggia, la luce o anche la nostra ombra. Vedremo sempre più esempi di arte contestuale interattiva in luoghi pubblici e schermi intelligenti che si relazioneranno ai passanti in maniera creativa.

Alcuni musei stanno usando i big data raccolti sui visitatori per offrire esperienze più coinvolgenti, puntando su design e percorsi centrato sull’utente.

Gli sviluppatori che stanno lavorando con i Google Glass ci offriranno a breve applicazioni sorprendenti e, si spera, anche utili. Un esempio virtuoso di sperimentazione culturale di questa tecnologia è quello del teatro lirico di Cagliari che messo in scena con successo la Turandot 2.0, un’innovativa versione dell’opera di Puccini realizzata con l’ausilio dei Google Glass, forniti in dotazione a coristi, tenori, tecnici dietro le quinte ma anche orchestrali.

APP SALVAVITA

App salvavita

La pratica del primo soccorso è aumentata velocemente, ma miglioramenti significativi nelle nostre condizioni di vita e di lavoro comportano che gli interventi di soccorso di oggi siano meno probabili. Molti non useranno mai le abilità che hanno acquisito, un tragico spreco di risorse salvavita. Tutto questa sta per cambiare.

La tecnologia degli smartphone ci permette oggi di localizzare velocemente soccorritori addestrati e di mandarli in prossimità delle emergenze mediche. Ci sono già app che fanno questo come Pulsepoint.

Comunque, affinché questa tecnologia raggiunga il suo pieno potenziale, è necessario integrarla nei sistemi dei servizi di emergenza così che i soccorritori siano indirizzati nello stesso modo in cui lo sono quelli delle ambulanze.

Questo significherà che, quando si riceverà una chiamata di soccorso, il sistema localizzerà automaticamente il personale medico nell’area circostante, lo allerterà e chiederà se può rispondere.

La tecnologia sarà particolarmente importante per gli arresti cardiaci. Quando c’è un’emergenza sanitaria di questo tipo, ogni minuto che passa senza massaggio cardiaco e defibrillazione, le chance di sovravvivenza si abbassano del dieci per cento.

MACCHINE AUTOGUIDATE

Macchine autoguidate

Se ne parla da tempo. La Google Car, la macchina col pilota automatico sviluppata dal colosso informatico di Mountain View, è quasi realtà. Il prototipo sta facendo i primi test su strada. Ha due posti, una batteria elettrica e una velocità massima di 25 miglia all’ora (che Google pensa di estendere a 100 nelle successive versioni).

Ma Google non è l’unica azienda che sta lavorando a macchine senza guidatore. Audi sta ottenendo i permessi per testare il suo veicolo autoguidato in California. La BMW, invece, sta lavorando a una macchina che può essere parcheggiata usando l’app di uno smartwatch, come l’Apple Watch.

Tuttavia ciò che ci separa dall’avere una Supercar come K.I.T.T. nel nostro garage non sono solo problemi tecnici, ma anche etici. Se si viene investiti da una Google Car è ancora poco chiaro di chi sarebbe la responsabilità civile e penale. Oggi in Europa il responsabile sarebbe il produttore. In caso di incidente si farebbe riferimento alla responsabilità per i prodotti difettosi introdotta dall’Europa con una direttiva del 1985. Com’è ovvio, ci vorranno delle nuove normative unificate, perché una Google Car non è un elettrodomestico.

NANOTECNOLOGIE

Nanotecnologie

La miniaturizzazione delle componenti è ciò che ha permesso e sta realizzando un progresso tecnologico senza precedenti per la sua velocità, soprattutto in ambito informatico. Ci sono prototipi di chip quasi invisibili a occhio nudo, mentre dispositi di archiviazione grandi come pacchetti di sigarette che una volta contenevano pochi megabyte adesso hanno una capacità di diversi terabyte. Tutto questo ci fa pensare che nell’immediato futuro ci saranno sempre più device “indossabili” (wearable). Tutto questo è possibile grazie alla nanotecnologia.

La nanotecnologia riguarda controllo della materia su scala dimensionale inferiore al micrometro (in genere tra 1 e 100 nm) e della progettazione e realizzazione di dispositivi in tale scala. Si tratta di una tecnologia a livello molecolare che ci permetterà di porre ogni atomo dove vogliamo che esso venga posizionato.

In un mondo “lillipuziano” si sviluppano molte possibilità per il nostro futuro, permettendoci di affrontare problemi considerati sino ad ieri irrisolvibili.

L’applicazione delle nanotecnologie al campo medico promette meraviglie. Si stanno testando micro-robot dotati di nanomotori che saranno inghiottiti come normali pillole e potranno fare un check-up accurato dell’organismo ospite o eliminare delle cellule cancerose eseguendo interventi chirurgici intracellulari.

INTELLIGENZE ARTIFICIALI

Intelligenze artificiali

Si parla di intelligenza artificiale almeno del 1956.  La possibilità di dotare le macchine e i computer di un cervello evoluto simile a quello dell’uomo è la frontiera più affascinante e allo stesso tempo inquietante della tecnologia. La letteratura di fantascienza ci ha speculato parecchio.

Al momento, probabilmente, il cervello artificiale più sofisticato è quello di Watson, il supercomputer sviluppato da IBM. Ha la capacità di comprendere e rispondere a domande in linguaggio naturale. È stato allenato a partecipare contro concorrenti umani a Jeopardy!, il più popolare quiz TV americano. Dopo qualche ottimizzazione, è stato capace di battere sul tempo Brad Rutter e Ken Jennings, i campioni storici di Jeopardy! e vincere.

Esistono, comunque, già dei Bot (programmi automatici che si collegano a Internet) in grado di scrivere autonomamente delle breaking news o addirittura romanzi in linguaggio naturale. Non è inverosimile immaginare che molto presto le macchine supereranno il Test di Turing.

Se questo può sembrare un’esagerazione, c’è chi pensa addirittura che in un prossimo futuro i computer saranno senzienti, cioè consapevoli di se stessi. Questo, secondo due esperti, potrebbe portare alla distruzione del genere umano. A dirlo sono Elon Musk, il fondatore di PayPal, che ora costruisce le automobili elettriche Tesla, e Stephen Hawking, il più famoso fisico teorico del mondo.

Insomma, scenari apocalittici come quelli dei film 2001: Odissea nello spazio (pensiamo a Hal 9000 che si rivolta contro i due astronauti) e Terminator (la Rete di supercomputer Skynet diventa cosciente e lancia una guerra contro il genere umano) potrebbero diventare realtà.

Tuttavia, con tutto il rispetto per questi scienziati, mi piace pensare a un futuro in cui le macchine intelligenti lavoreranno affianco agli uomini e si rapporteranno con noi in maniera sempre più naturale. Anche se ci sostituiranno nella maggior parte dei lavori, nasceranno nuove professioni e tutto il tempo libero che si libererà ci permetterà di dedicarci ad attività creative sempre più interessanti, se sapremo sfruttarlo.

Forse, in un futuro non troppo lontano, in ogni casa avremo un androide (un robot con aspetto umanoide) che ci farà da maggiordomo o addirittura da partner affettivo. Per la psicologa Sherry Turkle questa è una possibilità più che verosimile. Nel suo saggio Insieme ma soli dimostra, con una velata preoccupazione, che per gli esseri umani sta diventando sempre più naturale interagire emotivamente e affettivamente con le macchine. Quando ci sarà un versione più intelligente di Siri, potrebbe succedere a tutti, quindi, anche ai più scettici, di innamorarsi di un OS, come si vede nel film Her di Spike Jonze.

 

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