L’avanguardia musicale si chiama Radiohead

Dopo il regalo “obbligatorio” di Apple e U2, che ha scatenato un vespaio di polemiche nel mondo musicale e le proteste di alcuni utenti (ma forse anche questo era l’obiettivo dell’operazione, il primo passo di una nuova collaborazione tra Apple e U2), arriva la notizia del nuovo album solista di Thom Yorke, il geniale leader dei Radiohead, una delle band più innovative del XXI secolo. Anche questo album sarà distribuito in formato digitale, però su BitTorrent.

Un album “freemium” scaricabile da BitTorrent
Come riporta Rolling Stone Italia, si può scaricare gratis una traccia (A brain in a bottle) e il suo video. Se si vuole l’album completo bisogna pagare 6 dollari (4,72 euro).  Il lancio dell’album è stato accompagnato da un comunicato stampa di Thom Yorke e Nigel Godrich che dice:

Stiamo usando una nuova versione di BitTorrent per distribuire un nuovo disco di Thom Yorke. È un esperimento.

Con i nuovi file Torrent c’è la possibilità di mettere un accesso a pagamento. I file possono essere di qualunque tipo, ma in questo caso è un “album”.

È un esperimento per vedere se questi meccanismi sono qualcosa che il grande pubblico può capire. Se funzionasse bene potrebbe essere un modo efficace per ridare il controllo del commercio su Internet alla gente che crea.

Per dare a chi produce musica, video o qualunque altro tipo di contenuto digitale la possibilità di vendere i propri lavori da soli, aggirando chi si è autonominato guardiano del sistema. Se funzionerà, tutti potranno fare quello che noi abbiamo fatto.

Il meccanismo Torrent non richiede un server per l’upload dei dati e non comporta costi di hosting o balle “cloud”.

È un negozio autosufficiente, che si può caricare su un sito.

La rete non porta solo traffico, ma ospita anche il file. Il file è la rete.

Ah, sì, si chiama “Tomorrow’s Modern Boxes”. 

Qui di seguito trovate il link per scaricare e comprare l’album di Thom Yorke, nel nuovo formato BitTorrent.

Lo “stoccata” a Apple e U2

Se si legge tra le righe di questa dichiarazione sono evidenti le critiche sottili alla Apple (e agli U2 che hanno deciso di regalare il loro ultimo album su iTunes).

Questo esperimento nasce dalla volontà di far guadagnare gli artisti, senza intermediari, aggirando chi si è autonominato guardiano del sistema. Probabilmente non ci si riferisce soltanto a Apple, ma anche a Google e agli altri colossi tecnologici che stanno cercando in tutti i modi di far risorgere il mercato legale della musica. Con pratiche e piattaforme, però, spesso proprietarie, limitate e discutibili.

Si parla anche di ‘cloud’ malarkey, vale a dire “sciocchezze cloud”, come se la tecnologia iCloud su cui tanto sta spingendo la Apple (e altre aziende tecnologiche) servisse a poco (o addirittura fosse pericolosa, come dimostra il recente furto delle fotografie delle star di Hollywood).

Perché l’esperimento di Thom Yorke potrebbe funzionare

È ovvio che anche Thom Yorke e i Radiohead, come tutti gli artisti musicali, sono preoccupati dalla situazione del mercato. Le vendite degli album, a quanto pare, sono in calo. Sempre più persone preferiscono cercare contenuti musicali nei circuiti (il più delle volte illegali) peer-to-peer e quando non lo fanno ascoltano musica in streaming con Spotify.

Si cerca di correre ai ripari in tutti i modi. Quello di Apple e U2 (in attesa di un nuovo formato musicale che sarà lanciato con il prossimo album della band irlandese) è stato un esperimento molto discutibile. Gli utenti si sono trovati l’album nella nuvola di iCloud (già scaricato nella libreria musicale del proprio player con l’impostazione Download Automatici), senza essere stati interpellati e senza aver avuto la possibilità di scegliere. Questo non è certo il miglior esempio di customer care. A ragione, fan della Apple e degli U2, si sono sentiti traditi e usati.

Il test di Thom Yorke e dei Radiohead è stato molto più intelligente. Si sono chiesti: dov’è che adesso la maggior parte degli utenti cerca e scarica canzoni? Risposta: sui circuiti peer-to-peer. Bene. Allora andiamo lì e cerchiamo di rendere figo il download legale di un album musicale. Mettiamo l’esca, le prime canzoni e un video gratuiti per tutti e l’album completo a un prezzo “popolare”. Detto fatto. Non fa una piega. L’obiettivo, se la cosa funziona, è veicolare un modello, senza intermediari, anche per altri artisti.

Inoltre, anche se si tratta comunque di un’operazione commerciale, Thom Yorke ha dimostrato di essere vicino ai suoi fan, di ascoltarli e di non darli affatto per scontati. Il rispetto si sposa con la libertà di scelta e di sicuro non va d’accordo con l’imposizione di una pratica.

I Radiohead e il “Pay What You Want”

Ma già nel 2007 i Radiohead hanno fatto molto parlare di loro, anche al di fuori degli ambienti musicali. La ragione è stata il lancio dell’album In Rainbows, offerto in formato digitale sul loro sito a un prezzo libero. Questo vuol dire che i fan hanno potuto scaricarlo, versando alla band un contributo a scelta, che poteva essere anche di 0 dollari (che io sappia l’unico gruppo che ha fatto la stessa cosa è italiano: i Drink to Me qualche anno fa distribuirono i loro primi 3 album sul loro sito, in digitale, con un’offerta libera, a partire da 0 €).  Non ci sono molte informazioni in proposito, ma pare che In Rainbows abbia guadagnato più dell’album precedente, Hail to the Thief.

Questo modello di business è stato chiamato da Stephen Dubner (uno degli autori di “Freakonomics”) Pay What You Want (acronimo: PWYW), cioè Paga-Quello-Che-Vuoi. Si sta diffondendo dentro e fuori dal web, anche se non mancano le perplessità: chi ci dice che l’utente si comporterà in maniera onesta, cioè pagherà qualcosa? Nessuno. Però i casi di successo sembrano dimostrare che tutto fila liscio se l’utente si sente rispettato e parte del processo e non una semplice pedina della grande macchina del marketing. Se un fan viene coccolato e trattato da fan, non potrà mai boicottare la sua band. Questa è l’ennesima dimostrazione che la gratitudine è la migliore moneta sociale.

Gli “stem” dell’app PolyFauna

Ormai tutti riconoscono ai Radiohead una creatività fuori dal comune. Questa passa, come abbiamo visto, anche attraverso un uso sapiente della tecnologia digitale.

Sulla scia del progetto Biophilia di Bjork, la band ha realizzato un’app per iOS e Android chiamata PolyFauna per stuzzicare la curiosità e l’immaginazione dei fan. Molti, infatti, si sono divertiti a speculare sul sound dell’attesissimo nuovo album dei Radiohead.

L’app ci porta in un mondo onirico e surreale, disegnato da Thom Yorke, dove possiamo divertirci a giocare con gli “stem”, piccoli steli che possono essere ricombinati a piacere fino a formare linee melodiche e proto-canzoni ambient.

I fan, naturalmente, si sono sbizzarriti, come potete vedere su YouTube. I Radiohead, insomma, dimostrano di essere molto più avanti rispetto alle altre band, coinvolgendo direttamente i fan nelle dinamiche creative (o dando loro questa impressione).

Forse la direzione, la soluzione alla crisi del mercato culturale, è proprio questa: usare il digitale per rendere l’utente parte del processo e non trattarlo come un semplice fruitore di contenuti, come è stato fatto finora.

 
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