Neil Harbisson: il cyborg che “sente” i colori

Neil Harbisson è un cyborg di 32 anni (il primo registrato: ha un passaporto dove viene descritto il dispositivo che ormai è parte di lui). Dall’età di 21 anni ha un’antenna impiantata chirurgicamente nel cranio. È affetto da acromatopsia, una cecità congenita che gli impedisce di percepire i colori. L’antenna intercetta le radiazioni luminose intorno a lui e le converte in suoni, permettendogli di “sentire” i colori.

Il rapporto degli uomini con la tecnologia è destinato a diventare sempre più intimo. In futuro – Harbisson pensa nei prossimi 10-15 – cyborg con parti umani e parti meccaniche saranno la norma.

Credo che succederà nei prossimi vent’anni che io sarò in grado di camminare per strada ed essere normale,

dice Harbisson a proposito della sua antenna,

Proprio perché sarà normale vedere qualcun altro con una nuova parte del corpo.

Harbisson parla di Internet come di un “senso corporeo”. Nello stesso modo in cui assaggiamo il cibo e sentiamo la consistenza degli oggetti per interagire con il mondo, crede che gli esseri umani useranno Internet per comprendere il mondo attraverso le informazioni e i dati.

In realtà, questo già succede. Quando vogliamo sapere qualcosa, lo cerchiamo su Google. Deleghiamo le nostre capacità mentali a Internet.

Nel caso di Harbisson, Internet gli permette di “percepire” un’alba inviata dall’Australia. Ascolta i colori dell’alba e l’immagine è lì nel suo cervello, creando la sensazione che sia proprio lì. Quindi, in un certo senso, Neil Harbisson potrebbe essere anche il primo essere umano con il cervello collegato a Internet.

Con il mio telefonino posso collegarmi alla Stazione Spaziale Internazionale della NASA e percepire i colori in tempo reale dallo spazio,

aggiunge Neil.

Qual è la differenza tra un cinturino che misura le nostre funzioni vitali e un microchip che svolge la stessa funzione ma è impiantato qualche millimetro al di sotto della nostra pelle?

L’idea può ancora violare il concetto di personalità di qualcuno, ma le nuove tecnologie, all’inizio, mettono sempre a disagio la maggior parte delle persone.

Nel 1551, lo scienziato svizzero Conrad Gessner era convinto che l’umanità sarebbe stata sopraffatta dal sovraccarico di informazioni generato dalla macchina stampatrice. Nel suo libro del 1909 “I morti sono vivi?”, l’autore Fremont Rider si chiese se le voci delle persone che si sentivano attraverso il telefono fossero effettivamente dei fantasmi. Fino ai giorni nostri, nei quali se indossiamo un auricolare per parlare al telefono senza usare le mani, sembriamo un po’ pazzi.

All’inizio era strano vedere persone che parlavano da sole, e la gente ci rideva su, indicandole tra la folla,

dice Harbisson.

Adesso vediamo ogni giorno persone che parlano senza toccare fisicamente il telefono, come se parlassero a se stesse. E la cosa è diventata normale.

Qualsiasi cosa abbiamo già visto o sentito – se aggiungiamo un nuovo senso, la realtà diventa improvvisamente nuova. È un nuovo modo di esplorare la vita.

Neil dice di non ascoltare più molta musica.

In effetti da quando sento i colori vivo praticamente in un componimento musicale, quindi ora ascolto oggetti, cioè, solo guardandomi intorno ho tutta la musica che voglio.

Con gli oggetti che guarda, Harbisson ha cominciato a comporre musica, esibendosi in vere e proprie performance live.

Faccio concerti di colori, con oggetti interessanti che trovo nei supermercati, o con calze colorate, o cravatte.

Sì, invece di suonare uno strumento guardo colori, e questi colori che guardo si trasformano in suoni che il pubblico può ascoltare. Preparo una serie di colori che voglio guardare durante il mio live, e via via aggiungo livelli sonori uno sopra l’altro e creo delle armonie. Nel frattempo, mentre li senti, vedi anche i colori perché li proietto sul palco, è un’esperienza audiovisuale.

Neil ha in programma, quando le nanotecnologie evolveranno, di installare delle piccole turbine nei suoi vasi sanguigni per ricaricare la batteria della sua antenna con l’energia prodotta dal suo stesso corpo.

Neil Harbisson, non a caso, è tra i fondatori della Cyborg Foundation, le cui ricerche hanno lo scopo di aumentare le possibilità percettive umane ben oltre i limiti biologici.

Presto, anche l’impianto di chip sembrerà una cosa normale.

(Credit IMG: Opinions Post, Fonti: Business Insider, Tech Insider, Motherboard)

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Collezionista di papiri accademici, sono un geek eclettico con una formazione umanistica e una grande passione per la tecnologia e l'IA. Coltivo la radice spirituale dell'essere digitale.
 
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