Piero Dorfles e il valore della lettura

Nell’Olimpo degli uomini di cultura che ammiro, dopo Umberto Eco e Corrado Augias, c’è sicuramente Piero Dorfles. È anche Presidente del Festival del giornalismo culturale ed è proprio lavorandoci (da 5 anni sono uno dei social media manager) che ho avuto il privilegio di conoscerlo qualche anno fa. In una bella intervista pubblicata di recente, Piero Dorfles dice almeno tre cose molto importanti sulla lettura e sul suo valore formativo.

I ragazzi e la lettura. Come coinvolgerli

Il fatto che i ragazzi leggano fino a 13-14 anni e poi smettano credo dipenda da fattori ormonali e dalla capacità di attrazione delle nuove tecnologie. Guardare la tv o i contenuti sul telefonino è più facile che leggere, attività che invece prevede un desiderio di impadronirsi delle cose. All’inizio la lettura è faticosa, ecco perché appena si ha la possibilità di evitare l’apprendimento leggendo, prevale il desiderio di fare altro. I ragazzi che continuano a leggere purtroppo non sono la maggioranza, ma sono sicuramente più degli adulti, che in Italia leggono pochissimo. C’è un problema di esempio, di valori collettivi. Nel nostro Paese la maggior parte delle persone non ha libri in casa. Perché un ragazzo dovrebbe sentirsi portato a leggere se non ha l’esempio da parte di genitori ed educatori? Se non si trasmette il valore della lettura è difficile che un ragazzo lo apprenda. Se invece un genitore legge un libro a un figlio, stimola il suo interesse per la lettura. Molte volte è così che nasce il lettore: sente raccontare ad alta voce un libro e gli viene voglia di sapere come va a finire, anche quando il genitore se n’è andato e quindi inizia a leggere. È importante che i genitori tengano in casa il maggior numero di libri possibile. La lettura poi può dare degli stimoli straordinari: permette di viaggiare, di vivere, di fare conoscenza con quello che altrimenti ci potrebbe spaventare, come ciò che è diverso e lontano da noi.

Verso la fine di questo intervento Dorfles dice: È importante che i genitori tengano in casa il maggior numero di libri possibile. Quindi fare dello tsundoku, cioè avere una biblioteca casalinga fatta anche di libri non letti (Nassim Nicholas Taleb l’ha definita anti-biblioteca) non è così strano come potrebbe sembrare.

La differenza tra un ebook e un libro di carta

Credo che la capacità di leggere su supporto elettronico o cartaceo sia la stessa, soprattutto per le nuove generazioni. C’è una un’unica differenza non marginale: il libro cartaceo rimane e guardandone il dorso sullo scaffale dove lo abbiamo riposto ci ricorda che cosa abbiamo letto e aprendolo nuovamente anni dopo potrà “parlarci”, per esempio attraverso un oggetto che ci abbiamo lasciato dentro, una sottolineatura o un’orecchia che abbiamo fatto a una pagina per ricordare una frase che ci ha emozionato. Il libro cartaceo è un documento dell’esperienza che abbiamo fatto leggendolo. Credo che questo il libro elettronico non potrà mai sostituirlo.

Anche questo passaggio è molto significativo. In poche parole, un libro di carta ci “parla” con il suo dorso quando è sullo scaffale e anche quando lo riapriamo e ritroviamo le nostre tracce di lettura. Tutti questi livelli di esperienza in un libro elettronico ancora non ci sono.

Perché rileggere un libro

Quando si rilegge un libro, il più delle volte si scoprono cose diverse rispetto alla prima lettura. Credo sia un’esperienza importante da fare. È come se nel libro avessimo uno specchio nel quale ci vediamo come eravamo nel tempo in cui lo abbiamo letto la prima volta , il che ci permette di capire se e quanto siamo maturati o se siamo invece regrediti. Ma il più delle volte ci dice quello che siamo stati e questo vuol dire sapere di sé qualcosa di più di ciò che sapevamo prima.

Anche quest’ultimo passaggio dell’intervista a Piero Dorfles è notevole. C’è già molta gente che fatica a capire l’importanza della lettura. Figuriamoci se riescono a cogliere quella della rilettura. Leggere più di una volta un libro, anche se a distanza di tempo, sembra quasi una follia. Ma un libro non è un semplice prodotto culturale da consumare. Come ci insegna Dorfles, nei casi migliori, un libro è fatto di tanti livelli di significato. E, quindi, è anche un metro della nostra maturità. Noi lo leggiamo e lui legge noi.

 

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