Quando il futuro scrive il presente

Nel saggio, ormai classico e anche un po’ vintage, di Nicholas Negroponte (co-fondatore assieme a Jerome Wiesner del MediaLab del MIT di Boston) “Essere digitali” a p. 91 ho trovato un’interessante annotazione a proposito della genesi di “2001: Odissea nello spazio” di Arthur C. Clarke:

Nel 1968 Arthur C. Clarke divise con Stanley Kubrick la designazione al premio Oscar per il film: 2001: Odissea nello spazio. Stranamente il film uscì prima del libro. Clarke fu così in grado di rivedere il suo manoscritto dopo aver visto la prima edizione del film (basata su una precedente versione della storia). In sostanza, Clarke potè simulare la sua storia e quindi perfezionarla. Egli fu in grado di vedere e sentire le sue idee prima di darle alla stampa.

Tutto questo non solo sfiora il paradosso, ma forse va anche oltre. È come se la scrittura di Clarkle avesse avuto il potere quantistico di cambiare se stessa dopo essere stata tradotta in immagini (ma questo potere, più concretamente e a volte inconsapevolmente, appartiene a ogni singolo lettore). Parlando più seriamente, mi viene da pensare alla capacità dei futurologi, soprattutto degli scrittori di fantascienza, di penetrare in maniera più profonda e autentica il presente attraverso la rappresentazione visionaria del futuro. Poiché il presente è già dato e troppo vicino, è necessario gettare uno sguardo lontanissimo e magari andare in un altro universo per capire la sostanza di quello in cui siamo immersi. Questo sembrano dirci scrittori come Clarke.

Lode ai futurologi

Nello stesso paragrafo citato del libro di Negroponte si parla di John Sculley (CEO di Apple dal 1983 al 1993) e del suo navigatore della conoscenza che compare nell’autobiografia chiamata guarda caso Odyssey:

[…] viene descritto un dispositivo simile a un libro molto sottile, che un professore tiene aperto con noncuranza sulla sua scrivania.

A cosa vi fa pensare questa descrizione? Eppure erano ancora lontani i tempi delle interfacce touch (usate già in Star Trek e quindi profetizzate da Gene Roddenberry), dei tablet e dell’iPad. Una ragione in più per prendere più seriamente le parole dei futurologi, degli imprenditori visionari e degli scrittori di fantascienza. Con la tecnologia digitale il cortocircuito tra fiction e realtà diventerà sempre più interessante.

 

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