Robot che scrivono poesie

Già nel 1950 un certo Cristopher Strachey costruì una macchina, chiamata LoveLetters, che scriveva poesie d’amore come questa:

«Tu sei il mio rapimento d’amore. Il mio cuore adora, senza respiro, il tuo desiderio».

Qualche tempo fa la Bbc ha chiesto al poeta Luke Wright di scrivere una poesia, senza firmarla e poi l’ha messa a confronto con un’altra scritta da un poeta meccanico. Le differenze non erano poi tante ed è stato difficile per il pubblico capire chi fosse il poeta e chi il bot.

Il progetto Poetry for Robots, un’idea di Neologic, Webvisions e dell’Arizona State University Center for Science and Imagination, è nato con lo scopo di creare un database di metafore, per la precisione metadata associati a immagini. Si chiede aiuto agli internauti appassionati di poesia che dovranno donare descrizioni poetiche al computer, perché poi possa imparare a scriverne di proprie.

Nel 2011 The Archive, una rivista letteraria della Duke University, accettò di pubblicare la seguente poesia, intitolata “For the Bristlecone Snag”:

A home transformed by the lightning
the balanced alcoves smother
this insatiable earth of a planet, Earth.
They attacked it with mechanical horns
because they love you, love, in fire and wind.
You say, what is the time waiting for in its spring?
I tell you it is waiting for your branch that flows,
because you are a sweet-smelling diamond architecture
that does not know why it grows.

La cosa interessante è che questa poesia è il risultato di un algoritmo creato da uno studente di quell’università, Zackary Scholl. L’autore del programma mantenne il riserbo per quattro anni, per non provocare imbarazzi. È convinto di aver inventato un software in grado di superare il test di Turing.

Questa intelligenza artificiale può creare poesie non distinguibili da quelle composte da veri poeti,

ha scritto.

Il vero Test di Turing di questa AI è stato quello dell’accettazione da parte di una rivista letteraria, e lo ha superato—la poesia è stata accettata in una rivista letteraria di una prestigiosa università.

Dopo questa rivelazione, i lettori di The Archive non si sono meravigliati più di tanto e non hanno cambiato di molto i loro giudizi sulla poesia. Gli editor della rivista hanno dichiarato:

Credo che pubblicammo questa poesia perché era intrigante. Non era banale. Ed era la più coerente.

Ma si tratta davvero di arte? I versi scritti da un bot possono veramente essere considerati poesia? Beh, per quanto ci possa sembrare strano, se oltre a essere originali riusciranno a emozionarci, forse la risposta potrebbe essere sì.

(Conoscete la Code Poetry, la poesia scritta da umani o bot che in parte utilizza la sintassi dei linguaggi di programmazione? Se volete saperne di più, leggete: La poesia è un algoritmo.)

[EXTRA – lettura consigliate:

Cogli la metafora, Google” su Rivista Studio;
Grazie a Borges i robot salveranno la poesia” su La Stampa.]

(Ultima modifica: 24 Aprile 2020)

 
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